Pensieri al tempo della Quarantena

Ci sentivamo invincibili, inarrivabili… immortali.

Poi nel volgere di pochi giorni, quello che era una normalità assodata, quasi noiosa, si è sconvolta. Ci siamo trovati tutti proiettati in una dimensione di solitudine di paura, che ha richiamato per molti aspetti la vicenda biblica di Giobbe.

Da un giorno con l’altro ci siamo trovati soli, privati di quell’humus sociale delle relazioni in cui a vari livelli affondano le nostre radici di vita.

Ci siamo trovati fragili, pieni di paure e ci siamo rivisti tremendamente mortali.

Quante cose hanno vacillato, quante cose si sono ridimensionate, quante cose abbiamo riletto sotto una luce nuova.

Ci siamo scoperti bisognosi e dipendenti di buone relazioni. In questo tempo abbiamo saggiato la qualità di chi siamo noi e di chi sono gli altri, in termini relazionali. Ci siamo accorti che avevamo bisogno di conoscere, di sapere come procedeva la vita degli amici, dei parenti e abbiamo riscoperto il bisogno di pregare gli uni per gli altri.

Ma abbiamo anche iniziato a rivalutare le relazioni di prossimità mettendo su di loro una luce nuova fatta di riscoperta, stupore e trasfigurazione per evitare che il rapporto col coniuge, coi figli diventasse una bomba ad orologeria, ci siamo reinventati, o meglio abbiamo riscoperto il valore della casa come luogo relazionale profondo, scoprendo spazi comuni e spazi di distanza e solitudine anche in pochi metri quadrati anche in poche stanze… Tutto il mondo era al contempo fuori e dentro la casa.

            Alcune cose ci hanno toccato nel profondo e ci hanno fatto pensare, in particolare la solitudine di chi muore senza il conforto delle persone più care al fianco. Il non sapere come, spesso il quando, il non aver dato l’ultimo saluto ai nostri cari, magari sussurrando una richiesta di perdono per quello che potevamo fare e non abbiamo fatto, sussurrare un grazie per ciò che ci hanno dato o accompagnarli nel ricordo della loro fede/vita con una preghiera.

Questo è quello che ci pesa di più: non essere lì come Maria ai piedi della Croce nell’ultimo respiro. Questo genera in noi un senso di mancanza, un senso di colpa.

Credo che ciascuno di noi abbia la sua lista di nomi, il suo personale angolo del paradiso, noi abbiamo una lista di 20 amici, che sono nati al cielo. Li stiamo ricordando tutti nella preghiera, nel rosario e li guardiamo nelle foto del nostro angolo del paradiso, ma questo non ci basta ancora Nonostante sappiamo che il Signore sia stato loro accanto, avremmo voluto esserci anche noi.

Io credo che questi giorni ci abbiano aiutato a riprendere confidenza con il mistero della morte, per farci accogliere con più forza il mistero/dono della vita.

            Ma per noi credenti c’è anche la relazione con Dio, che in questo periodo per molti è stata messa a dura prova, per altri è stata un punto d’appoggio e per molti una riscoperta.

            Credo che il digiuno liturgico, il digiuno Eucaristico ci faccia apprezzare alcune cose importanti.

            La riscoperta di una fede vissuta nella Chiesa domestica, con le sue liturgie e la sua bellezza, ricordandoci che c’è una Chiesa, come la chiesa delle Origini, che vive e si alimenta nella fede familiare.

            In questi giorni, come mi sono sentito vicino ai nostri fratelli Ebrei, che vivono le loro più importanti feste in famiglia.

Quest’anno dopo tanto tempo, con Anna abbiamo vissuto la settimana santa e la veglia di Pasqua insieme, senza dividerci in momenti liturgici diversi.

Questo tempo ci ha fatto apprezzare il fatto   di vivere, in una parte del mondo dove accedere ai luoghi di fede, dove trovare un sacerdote, dove vivere la comunione Eucaristica ogni settimana, ogni giorno è straordinario al punto che forse lo ritenevamo dovuto e ci diventava meccanico.

Si, stiamo sperimentando quello che tanti fratelli sparsi in regioni del mondo vivono quotidianamente perché a stento possono ritrovarsi a celebrare l’Eucarestia, perché a stento possono trovarsi insieme a pregare, perché non hanno la presenza di un sacerdote!

Mi sono cari nel cuore tanti amici, che seguiamo col cammino di Oltre, che da anni non possono comunicarsi, nonostante la loro vita di fede sia irreprensibile… questo digiuno mi fa bene e mi aiuta a desiderare ancora di più di comunicarmi col Signore, dando ancora più senso a quel omento che ho avuto la fortuna di vivere ogni domenica e che con ansia aspetto di vivere ancora con occhi e cuore nuovo. Credo che qui posso leggere nella mia vita di cristiano il senso delle parole di Gesù: “Ecco io faccio nuove tutte le cose!”.

E poi grazie anche a don Emilio, che ci ha aiutato in questo tempo a interiorizzare la Parola di Dio, con i sui commenti. Don Emilio che, in qualche occasione di dialogo, mi ha ricordato con qualche correzione fraterna, che la nostra fede e la nostra salvezza non passa solo ed esclusivamente attraverso gli atti sacramentali, ma che si nutre di relazione con la Parola, la preghiera e l’accoglienza docile dello Spirito Santo.

In questo tempo più che mai chiedo la grazia di essere visitato e illuminato dallo Spirito Santo perché sorregga il mio cammino di uomo, di marito di padre e di cristiano, grato di averti dato come compagni di viaggio la mia famiglia, i sacerdoti che mi accompagnano, questo gruppo di amici e questa comunità di fede.

E nella preghiera chiedo che lo spirito santo sia presente in tutti noi, perché credo che anche questo contribuisca ad un servizio utile e illuminante ogni altra azione.

Chiedo a tutti voi di pregare per noi e di affidarci reciprocamente al Signore!

                                                         Un abbraccio
                                                         Pace e Bene

                                                         Luca e Annamaria Alquati

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